
Il Commovente ricordo di Don Peppino scritto da Carlo Franco Rompo, ma son certo che mi perdonerà Don Peppino da lassù, il lutto di queste pagine per pubblicare il commovente ricordo di Carlo Franco per Don Peppino che scrivo qui di seguito dopo avere asciugato le lacrime ed avere rivisto lo schermo del pc prima annebbiato:
C’è un luogo di Massa che mi ricorderà per sempre don Peppino. E non solo perchè è attaccato alla “sua” chiesa, ma perché lì mi confidò una massima alla quale si è sempre ispirato restando al fianco degli umili e di chi soffriva. “Carlo, mi disse, ricordati che ‘na chiesiella piccirella vale qualche volta più della cattedrale”. Parole sante, è proprio il caso di dirlo.Il Pennino, eccolo il luogo-simbolo. E’ è stato il nostro confessionale laico. Al Pennino ci siamo detti tutto, confrontandoci anche a muso duro ma, in coscienza, oggi che ha scelto di trovare in cielo un’altra cattedra ideale, posso dire che il più delle volte ha vinto la sua logica teutonica temperata al sole di casa nostra. Tra i tanti insegnamenti di cui gli sarò sempre grato mi sovvengono i consigli “per l’uso di Massa”. Preziosi, asciutti, severi, ma sempre rivolti al futuro e sempre aventi per obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita dei giovani. Il suo cruccio, per il quale ha “consumato” la vita inseguendo un pallone, costruendo l’Azione Cattolica e, infine, quel capolavoro che ancora oggi è il fiore all’occhiello del paese: l’Archeoclub. Che funziona – e di questo il nostro parroco dovrà essere sempre fiero – proprio grazie all’abnegazione dei giovani che si sono formati nella sua scia. Da Stefano Ruocco, che poi tanto giovane non è visto che è pensionato come me, a Domenico Palumbo che ha le incertezze esistenziali di chi è portatore di cultura, ma crede fermamente nel progetto di Book Sophia che può segnare una svolta. Come accadde a suo tempo per tante iniziative messe in cantiere (e realizzate, a differenze delle tante promesse fatte ai massesi da chi li ha amministrati con un occhio alla bagarre e l’altro chiuso). Li ricordo alla rinfusa, a ricomporre il puzzle penserete voi che avete voluto tanto bene al vostro capo spirituale: Radio Punta Campanella, ad esempio, fu un autentico grido di protesta lanciato alla fine degli anni settanta dagli operatori delle radio libere. Il regista, una sorta di Sergio Zavoli in miniatura non solo per l’intensità e lo spessore culturale ma anche per il carattere non certo arrendevole, era manco a dirlo don Peppino ma le “voci” narranti furono Lello Acone, Gianni d’Esposito,Mario Marcia e Peppe Coccurullo tra i tanti. Fu un bel momento, l’affermazione di un bisogno di rompere il muro dell’isolamento: ricordo le corse affannose alla ricerca della postazione ideale per la diffusione del segnale e, dopo le trasmissioni, i consensi senza riserve degli ascoltatori. Oggi, mezzo secolo dopo, possiamo dire che l’affrancamento cominciò così, dal basso e per l’intuizione di un prete instancabile, geloso delle sue prerogative ma aperto al mondo che cambiava. Tra le battaglie vinte a metà c’è poi la scoperta e la “difesa” del Ninfeo, un bene prezioso che, però, Massa non è riuscito a proteggere ospitandolo in una sede degna e l’Operazione Conoscenza che rese possibile la catalogazione dello straordinario patrimonio storico e culturale del paese ma servì poco alla mission per la quale era stata pensata e ora fa polvere da qualche parte. Mi fermo qui per non tediare, ma potrei ancora andare avanti. Mi fermo anche perché chi ha conosciuto bene il burbero dal cuore d’oro nato a Schiazzano in una famiglia contadina sa bene che non gradiva che si parlasse troppo di sè. A parlare, diceva, penso io e sì che ci pensava vista la lunghezza media delle sue omelie. E anche qui vale un ricordo personale. Una volta tentai di oppormi con un gesto scorretto e plateale (abbandonai la panca e feci per andare via) ma venni ripreso con parole di fuoco. Non replicai e ritornai mogio ma sereno al posto dove ero seduto. Caro, vecchio, impagabile e fraterno Peppino voglio dirti (ma tu lo sai) chemancherai a tutti noi e mancherai a Massa. Ti saluto con un ultimo post: sei stato di straordinaria utilità anche quando la malattia ti ha impedito una presenza fisica costante: noi tutti, però, sapevamo che c’eri e giudicavi i nostri comportamenti. Ora, però, chiudo e ti abbraccio, sto per cedere alla commozione.Carlo Franco





