
Massa e la Madonna delle Grazie: Storia di un grande Amore
Domani si celebra la Festa della Madonna delle Grazie, la Santa Vergine alla Quale è intitolata la nostra bellissima ed antica ex cattedrale di Massa centro.
E stamattina, rinraziando l’amico e sacerdote Don Saverio Casa, voglio farvi leggere alcune notizie sul filo indissolubile che lega la nostra comunità massese scritte dall’indimenticabile storico ed ex sindaco di Massa Nino Coppola che aveva fatto dell’amore per la Sua Massa una delle sue ragioni di vita fino a quando nacque al Cielo. Grazie Don Saverio:
Tratto dagli scritti “La Parrocchia dell’ex Cattedrale Santa Maria delle Grazie in Massa Lubrense”, dello storico Nino Coppola.
La Festa della Madonna delle Grazie
La Madonna delle Grazie è la titolare della Chiesa Ex Cattedrale e della Parrocchia del Capoluogo di questa Città fin dalla posa della prima pietra del 25 marzo 1512.
La Festa ha avuto origine nell’Ordine dei Frati Minori prima che se conoscesse la data, e cioè il 2 luglio del 1263. Papa Urbano VI, Bartolomeo Prignano, napoletano, la stabili’ in tutta la Chiesa latina per propiziare l’unione dei cristiani divisi dallo scisma d’ Occidente.
Il 2 luglio per Massa Lubrense è una data storica per l’erigenda Cattedrale dedicata alla Madonna delle Grazie, e fatta solennemente da Mons. Geronimo Cataldo Vescovo di Massa Lubrense nella sera del 25 marzo 1512. Il Duomo fu aperto al culto nel 1536, otto anni prima di dare inizio ai lavori per l’edificazione dell’ attuale Santuario della Lobra. La Parrocchia non hai mai mutato la tradizionale data del 2 luglio, sebbene con la riforma liturgica Papa Paolo VI volle secondo il calendario della chiesa portare la data della Festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta al 31 maggio, e per conferire una degna conclusione al Mese di Maggio alla Madonna dedicato.
Nel 1838 Massa Lubrense scrisse un’altra pagina radiosa di storia religiosa, e cioè l’erezione nella Chiesa Cattedrale della Cappella della Madonna delle Grazie, un vero gioiello di arte e testimonianza del cuore generoso dei Massesi in rendimento di grazie per lo scampato pericolo della peste.
Inoltre essi vollero arricchirla della bellissima statua, alta e a misura d’uomo collocandola in un’artistica nicchia a dominio dell’altare prezioso di antichi marmi pregiati. In un altro 2 luglio, quello del 1938, il Servo di Dio Pirro Scavizzi dei Padri Imperiali di Roma, venne a predicare la Santa Missione in preparazione alla festa centenaria. A ricordo della Missione fu posto un monumento sormontato da un gran crocifisso addossato alla facciata del Palazzo Vescovile, mentre il monumento della Missione dei Passionisti fu rimosso dal Sagrato della Chiesa perché forse guastava l’estetica della facciata: allora era orribile a vedersi come la faccia grinzosa del vandalo demolitore.
Il 2 luglio 1938 la Comunità Parrocchiale volle manifestare un ulteriore attestato di gratitudine alla sua Madonna offrendole generosamente dell’oro per fonderlo e ricavarne una corona stellata del peso di oltre due chilogrammi, onde cingere il suo capo e quello del bambino.
Spetto’ a Sua Eccellenza Mons. Paolo Iacuzio Arcivescovo di Sorrento presiedere il rito di incoronazione: a reggere le corone e a presentarle al Prelato su un cuscino di velluto cremisi, fu il sottoscritto cronista. Commossi il Servo di Dio Padre Scavizzi e la Nobil Donna Rossignani Pacelli, cognata del Papa Pio XII. In quella infuocata giornata di luglio fu tributato alla Madonna un omaggio indescrivibile. Lascio all’immaginazione la grandiosità dei festeggiamenti per l’incoronazione e la gioiosa tradizione della Festa della Madonna delle Grazie in sintonia con i tempi che cambiano, e con gli adattamenti alle nuove norme liturgiche, le quali dai vertici della Chiesa non sono state mai imposte per deprezzare o sradicare la pietà popolare la quale unita ad una fede genuina e libera da incrostazioni, sempre è stata indicata anche dai Papi attuali come segno storico e visibile di un popolo che sa di avere come guida i più alti insegnamenti della fede, nonostante ci si ostini a guardare con occhi sbiechi tali esternazioni pubbliche della fede e additate come eccessivo devozionalismo.
Nino Coppola.





