
Dalla pagina dell’Archeoclub Lubrense, la nostra prestigiosa associazione culturale gli auguri di carlo Franco il nostro amico giornalista al nostro caro ed unico Don Peppino:
Scrivo queste note dagli arresti domiciliari nei quali, come voi, sono immerso da oltre quaranta giorni. Attenzione, non è una condizione che mi dispiace perché sono coccolato da mia moglie e, quando mi prende la malinconia, accendo lo smart e mi concedo una videochiamata con i nipotini a rispettosa distanza. Cosa vuoi di più dalla vita? Niente, neanche il Lucano dello spot, ma mi affligge che dietro questa costrizione c’è una tragedia immane, una sorta di “castigo di Dio” che ci siamo meritati per il modo vergognoso in cui abbiamo lasciato deperire la nostra terra. Prima vivevamo in Paradiso – gli anni della mia fanciullezza massese hanno segnato la mia vita – oggi galleggiamo in una sorta di limbo al confine con l’inferno.Faccio un esempio: in questi giorni il mare di Napoli somiglia per purezza ad un lago dolomitico, ma tra un mese quando saremo ritornati alla nostra orrida normalità riprenderà i colori, l’odore e la pestilenza di una cloaca.A questo punto è lecita una vostra domanda: ma che vuole questo qui? E’ giusto, non è mia intenzione appiopparvi un sermone, ma mi è sembrato questo il modo migliore per fare, tutti insieme, gli auguri di Pasqua al nostro amatissimo don Peppino. Lui, cioè, rappresenta una eccezione alle regole perverse che il mondo si è dato: una vita esemplare la sua, al servizio di Dio e dei suoi filiali massesi. E in più la capacità di far crescere i fiori anche in un campo di macerie e per ricordarcelo cito per tutte l’invenzione dell’ACR che ha fatto scoprire ai ragazzi la gioia di divertirsi insieme giocando sul sagrato della chiesa ma anche di crescere aggrappandosi alla sponda salvifica dei valori condivisi. In assoluta libertà creativa ma senza rinunciare alla legittima aspirazione di cimentarsi in sfide: un clima ideale, sotto gli occhi di don Peppino al quale nulla sfuggiva. Dargli merito di quanto ha fatto – oltre la commovente dedizione alla missione alla quale è stato chiamato – è doveroso. Ed è altrettanto giusto spendere una affermazione ancora più impegnativa: don Peppino ha scritto una pagina importante della storia di Massa e la sua presenza è ancora prodigiosamente attiva anche se si esprime con altro stile: si “sente” più che si “vede”. E finalmente arrivo al motivo vero del mio intervento che mira stringere idealmente la mano a Stefano Ruocco, a Domenico, a Franco e a tutti i soci dell’Archeoclub Lubrense per averlo nominato Presidente Onorario dell’associazione che sta alla cultura e alla difesa dell’identità storica e civile di Massa Lubrense come l’Acr sta all’educazione dei nostri ragazzi. Due marchi prestigiosi sui quali c’è la “firma” del nostro parroco e dei collaboratori cresciuti con lui fino a formare una operosa “fattoria” per il futuro di Massa.Grazie di tutto, amico mio e grazie per avermi ricordato, ad ogni incrocio della vita, che il dovere viene prima del piacere.
Carlo Franco





